Qalauma é un centro di riabilitazione e reinserimento sociale per ragazzi e ragazze dai 18 ai 25 anni che hanno avuto problemi con la legge. La parola che da il nome a questo posto in Aymara significa “acqua che scolpisce la pietra”, e non é un nome casuale.

Nella mia permanenza qui a La Paz ho avuto l’occasione di andare a visitarlo. Vado a conoscerlo insieme a Marina, un’operatrice boliviana che lavora sempre nell’ambito della giustizia giovanale, ma nella fase post-penitenziaria.

Ci dirigiamo un attimo fuori da La Paz e dopo un’oretta di bus arriviamo al centro. Passati i controlli di sicurezza entriamo nelle mura e Javier, psicologo nell’area socio educativa, ci presenta A., ragazzo di 24 anni, che ci guiderà durante il pomeriggio portandoci a conoscere il centro: alcuni suoi compagni, i laboratori pratici e l’organizzazione generale. Lui le conosce bene quelle mura, vive lì dentro da ormai 6 anni e ci dovrà passare ancora del tempo, ma non sa quanto. É infatti ancora in attesa di giudizio: il suo procedimento giudiziario, così come quello della maggior parte dei ragazzi qui in Bolivia, si prolunga molto e spesso va a finire che una persona stia reclusa anche di più di quello che realmente le spetterebbe in relazione alla sua colpa, sempre nell’attesa di ricevere una risposta. Mi chiedo quanto possa essere logorante essere reclusi senza sapere quando si potrá uscire, senza potersi proiettare in un “dopo”, in un futuro.

Intorno a un piazzale centrale ci sono gli edifici che ospitano più di 300 ragazzi da una parte e una ventina di ragazze dall’altra, insieme alle  varie sale adibite ai numerosi laboratori. Il centro infatti é organizzato secondo un modello socio educativo nel quale, secondo una visione restaurativa, la persona viene messa al centro, lavorando insieme sulla sua responsabilizzazione riguardo la colpa e il suo essere sociale, le sue necessitá, le sue potenzialità e la sua storia di vita. I laboratori sono quindi uno dei mezzi per lavorare su tutto ciò. 

A.ci guida a scoprirli: serigrafia, falegnameria, cucina, cucito, agronomia ed uno spazio artistico culturale con molteplici attività.

Ci spiega che i ragazzi e le ragazze che mantengono una buona condotta hanno la possibilità di entrare e iniziare a frequentare anche piú di uno di questi, mettendosi alla prova e imparando un mestiere. Ad insegnare, in alcuni, è un operatore esterno mentre in altri sono gli stessi ragazzi che, avendo imparato il lavoro, avendo fatto esperienza e avendo dimostrato un buon livello di affidabilità e responsabilità gestiscono il laboratorio e coordinano i propri compagni. E spesso e volentieri non deludono, portano avanti un ottimo lavoro tra pari, tentano di trovare modi per autofinanziarsi vendendo cose al di fuori del centro. I laboratori allo stesso tempo sono un modo per conoscersi, conoscere le proprie passioni e imparare un lavoro, in modo da avere più possibilità di rifarsi una vita “fuori”, quando si uscirá dopo aver scontato la pena.

Ai partecipanti ai laboratori viene rilasciato un attestato che certifica le competenze e la capacità sviluppate in esso, da usare nel ‘”post penitenziario” per cercare un lavoro più facilmente. Ma, come ci spiegano i ragazzi nella nostra visita, quando i datori di lavoro vedono il certificato col timbro del centro di Qalauma spesso e volentieri sono restii ad assumere il ragazzo, in quanto scoprono una parte del suo passato : è stato in carcere. E in generale é presente un forte stigma verso le persone che hanno commesso crimini e passato un periodo della vita recluse. Nonostante abbiano tutte le carte in regola, le competenze e le capacità vengono spesso rigettati da una società poco accogliente.

Javier mi spiega infatti di come il loro lavoro spesso vada contro l’opinione generale della gente, che è quella secondo cui la persona che commette un crimine  dovrebbe starsene in prigione fino alla morte.

Resta il fatto che attraverso il lavoro socio educativo che si sta facendo a Qalauma molti giovani hanno trovato e stanno trovando un’altra strada, un’altra possibilità di vita, incontrando nel loro periodo in carcere persone in grado di rimandargli il loro essere persone, esseri umani, soggetti che possono sbagliare ma che hanno dentro di sè anche la forza di comprendere gli sbagli, crescere. In tutto ciò ho trovato molto interessante lo spazio dedicato all’arte terapia, attraverso la quale arte e cultura permettono di  umanizzare il contesto, lasciando ai ragazzi la possibilitá di esprimersi, conoscersi, conoscere i propri sentimenti ed emozioni e trovare la forma per comunicare tutto ciò.

I vari ragazzi che ho incontrato si sono detti soddisfatti dell’opportunità che hanno avuto dentro Qalauma, nel loro periodo di privazione di libertà. Eh si, perchè comunque il lavoro che si fa lì dentro è speciale, nel contesto Boliviano. I loro coetanei, “fuori”, spesso  e volentieri non hanno l’opportunità di frequentare laboratori cosí variegati, di incontrare adulti affidabili e con cui confidarsi.

La maggior parte dei giovani passati da Qalauma ha fatto tesoro di tutto questo. Ciò è dimostrato anche dal fatto che il tasso di reincidenza nell’illegalità si é abbassato fino al 4%.

Il centro è unico nel suo genere, qui in Bolivia. Negli altri, situazioni di sovraffollamento e mancanza di risorse economiche e umane non permettono di lavorare in questo modo. Ma qui ci si rende veramente conto di come anche solo una goccia, una piccola piccola cosa, col tempo riesce a modificare e cambiare le cose.

Javier mi spiega che comunque anche  in altre parti dell’America del Sud stanno prendendo vita progetti similari, muovendo i primi passi in una societá che spesso non é d’accordo con la visione di questi. Ma è attraverso questo lavoro, attraverso l’apertura di questi centri verso la società civile con l’intercambio di conoscenze, di storie di vita, di esperienze che si puó modificare il pensiero predeterminato e giudicante a priori spesso inisito nel tessuto sociale.  

Paola

Dal Trentino alle Ande. O meglio, in mezzo alle Ande, a La Paz. Un pomeriggio nel centro di riabilitazione e reinserimento sociale Qalauma, creato da ProgettoMondo Mlal in Bolivia.

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